
Di Redazione Comites Grecia
Il 29 gennaio 1951, alle ore 22, la voce del conduttore Nunzio Filogamo risuonò nelle radio di tutta Italia: “Signori e signore, benvenuti al Casinò di Sanremo per un’eccezionale serata organizzata dalla RAI, una serata della canzone con l’orchestra di Cinico Angelini. Premieremo, tra duecentoquaranta composizioni inviate da altrettanti autori italiani, la più bella canzone dell’anno.”
Con queste parole prendeva vita la prima edizione del Festival della Canzone Italiana, destinato a diventare l’evento musicale più importante del panorama nazionale e uno dei simboli della cultura popolare italiana.
Le Origini di una Leggenda
L’idea di organizzare un festival canoro a Sanremo nacque dalla mente di Amilcare Rambaldi, ex partigiano incaricato dal Comitato di Liberazione Nazionale nel 1945 di rilanciare l’economia della città ligure. Il progetto, inizialmente accantonato, trovò nuova linfa quando Pier Busseti, gestore del Casinò di Sanremo dal 1948, decise di investire nell’iniziativa.
L’obiettivo era chiaro: incrementare il turismo durante i mesi invernali, tradizionalmente poveri di visitatori per una località balneare. Dopo il successo e il successivo abbandono del Festival della Canzone Italiana organizzato a Viareggio nel 1948 e 1949, Sanremo colse l’opportunità al volo.

La Prima Serata Storica
Quella prima edizione del 1951 si svolse nel Salone delle Feste del Casinò, in un’atmosfera molto diversa da quella che conosciamo oggi. Gli spettatori, seduti ai tavolini da café chantant, consumavano la cena in un’atmosfera elegante mentre tre interpreti: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano, si alternavano nell’esibizione di 20 brani inediti.

Il pubblico in sala, composto principalmente da autori, editori e funzionari, era più interessato a conversare che ad ascoltare, tanto che i radioascoltatori potevano chiaramente distinguere il rumore di stoviglie tra le note musicali. La stampa dell’epoca accolse l’evento con freddezza, senza immaginare che stava assistendo alla nascita di un fenomeno culturale destinato a durare oltre settant’anni.
A trionfare fu Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori”, una canzone composta dal maestro Saverio Seracini, divenuto improvvisamente cieco poco prima di scrivere il brano. La cantante emiliana, con i suoi eleganti abiti bianchi impreziositi da diamanti, divenne la prima regina del Festival di Sanremo.
Dal Casinò alla Gloria Televisiva
Il vero successo del Festival arrivò con l’alleanza tra la manifestazione e il nuovo medium televisivo. Nel 1955, appena un anno dopo l’inizio delle trasmissioni televisive regolari in Italia, la RAI trasmise per la prima volta il Festival in diretta. Fu un trionfo immediato.
Gli italiani si riunivano nei bar e nei locali pubblici per seguire l’evento, trasformando il Festival in un momento di aggregazione sociale. Nel 1977, la manifestazione si trasferì dal Casinò al Teatro Ariston, dove si tiene tuttora, acquisendo sempre maggiore importanza nel panorama culturale nazionale.
Un Patrimonio Culturale Italiano
In oltre settant’anni di storia, il Festival di Sanremo ha lanciato più di 2000 canzoni, molte delle quali sono diventate evergreen non solo in Italia ma anche all’estero: da “Nel blu dipinto di blu” (Volare) a “L’italiano”, da “Con te partirò” fino alla recente “Brividi”.
La seconda serata dell’edizione 1995, con 18.390.000 spettatori, detiene ancora oggi il record di programma non sportivo più seguito nella storia della televisione italiana dall’inizio delle rilevazioni Auditel nel 1986.
Oggi, alla sua 75esima edizione, il Festival di Sanremo continua a essere molto più di una semplice gara canora: è uno specchio della società italiana, un palcoscenico dove si intrecciano musica, cultura, costume e dibattiti sociali, confermandosi anno dopo anno come l’evento televisivo più atteso dagli italiani.
Un Evento per Pochi, un Sogno per Tutti
Ma come si presentava realmente quella prima edizione nel 1951? L’atmosfera era ben lontana dai grandi spettacoli che conosciamo oggi. I biglietti d’ingresso costavano 500 lire – l’equivalente di circa 10 euro odierni – una cifra non trascurabile per l’epoca. Circa 200 persone presero posto nella sala, sedute ai tavolini in stile café chantant, dove consumavano la cena mentre gli artisti si esibivano sul palco. L’ambiente era così intimo e informale che durante la seconda serata gli organizzatori si trovarono persino costretti a cercare persone per riempire i tavoli rimasti vuoti, temendo che la sala apparisse troppo deserta.
Il pubblico chiacchierava animatamente, continuava a mangiare e bere, creando un sottofondo di rumori che accompagnava le esibizioni canore. Gli ascoltatori a casa, sintonizzati sulle loro radio, potevano distintamente sentire il tintinnio delle posate e dei bicchieri mescolarsi alle note dell’orchestra del maestro Cinico Angelini. Era uno spettacolo pensato principalmente per intrattenere i frequentatori del Casinò in una serata di lunedì, considerata tradizionalmente una “serata morta” per il locale.
I cantanti, in attesa del loro turno, non disponevano di camerini riservati dove prepararsi. Sedevano semplicemente ai lati del palco, osservando i colleghi esibirsi e preparandosi mentalmente per il proprio momento. Nilla Pizzi, la giovane cantante bolognese che quella sera avrebbe fatto la storia, era così terrorizzata dall’idea di dimenticare le parole che tenne i foglietti con i testi tra le mani durante tutte le sue esibizioni, un particolare che i cronisti dell’epoca non mancarono di notare.
Il Silenzio Assordante della Stampa
Se oggi il Festival di Sanremo riempie pagine di giornali, siti web e programmi televisivi per settimane, nel 1951 la stampa italiana reagì con un’indifferenza quasi totale. Il prestigioso Corriere della Sera dedicò all’evento appena quattro righe nella sua cronaca: “Ieri sera si è concluso a Sanremo il primo Festival della Canzone Italiana. Ha vinto Nilla Pizzi con Grazie dei fiori.” Nessun commento, nessuna analisi, nessuna celebrazione. La maggior parte dei quotidiani nazionali ignorò completamente l’evento, considerandolo poco più di una curiosità locale, una manifestazione provinciale senza particolare rilevanza culturale.
Nessuno, in quel gennaio del 1951, avrebbe potuto immaginare che quella modesta serata al Casinò sarebbe diventata la madre di tutti i festival musicali italiani, un appuntamento irrinunciabile per milioni di telespettatori, e soprattutto il modello che avrebbe ispirato l’Eurovision Song Contest nel 1956.
L’Evoluzione di un Gigante
Dopo quegli esordi dimessi, il Festival di Sanremo crebbe rapidamente. Nel 1952, appena un anno dopo, il numero di canzoni candidate saltò da 240 a 380, segno dell’improvviso interesse che la manifestazione aveva suscitato nel mondo musicale italiano. Nel 1953 venne introdotta la formula della doppia interpretazione, che sarebbe diventata una caratteristica distintiva del Festival per molti anni: ogni canzone veniva eseguita da due artisti diversi, creando interpretazioni spesso molto diverse dello stesso brano.
Ma la vera svolta arrivò nel 1955, quando la neonata televisione italiana decise di trasmettere il Festival in diretta. L’Italia aveva iniziato le trasmissioni televisive regolari solo nel 1954, e la RAI vide immediatamente nel Festival di Sanremo l’occasione perfetta per un grande evento di intrattenimento nazionale. Fu un successo esplosivo. Le piazze, i bar, i circoli si riempivano di persone che si riunivano davanti ai pochi televisori disponibili – in molti casi gli unici del quartiere – per seguire le serate della manifestazione. Il Festival divenne un rito collettivo, un momento di aggregazione sociale che univa l’Italia da Nord a Sud.
Nel 1977, dopo ventisei anni trascorsi nelle sale del Casinò, il Festival si trasferì al Teatro Ariston, la sua casa attuale. La nuova location permetteva maggiori possibilità scenografiche e tecniche, trasformando ulteriormente lo spettacolo e portandolo definitivamente nell’era della grande televisione.
I Protagonisti di una Storia Lunga 75 Anni
Nel corso di oltre sette decenni, il Festival ha visto passare sul suo palco migliaia di artisti, molti dei quali sono diventati leggende della musica italiana. Alcuni nomi brillano per il numero di vittorie conquistate: Domenico Modugno e Claudio Villa detengono il record con quattro vittorie ciascuno, un primato che testimonia non solo il loro talento ma anche la capacità di interpretare lo spirito di epoche diverse della musica italiana.
Sul fronte della conduzione, Pippo Baudo è il recordman assoluto con tredici edizioni presentate, seguito da Mike Bongiorno con undici. Questi numeri raccontano di una fedeltà e di una capacità di rinnovarsi che pochi eventi televisivi al mondo possono vantare.
Quanto ai vincitori più memorabili, è impossibile non citare la stessa Nilla Pizzi, che dopo il trionfo del 1951 con “Grazie dei fiori” si ripeté l’anno successivo con “Vola colomba”, consolidando il suo status di prima grande stella del Festival. Nel 1958 fu la volta di Domenico Modugno con “Nel blu dipinto di blu”, meglio conosciuta come “Volare”, che divenne uno dei brani italiani più famosi al mondo, conquistando anche due Grammy Awards negli Stati Uniti. Nel 1964, la giovanissima Gigliola Cinquetti vinse con “Non ho l’età”, per poi trionfare anche all’Eurovision Song Contest, portando l’Italia sul tetto d’Europa. Toto Cutugno nel 1990 conquistò Sanremo con “Insieme: 1992”, un inno all’unificazione europea che rifletteva lo spirito di quell’epoca storica. E più recentemente, nel 2021, i Måneskin vinsero con “Zitti e buoni”, dando il via a una carriera internazionale che li avrebbe portati ai vertici delle classifiche mondiali.
Curiosità e Aneddoti di un Mondo che Cambia
Guardando indietro a quel lontano 1951, emerge un’Italia profondamente diversa da quella odierna. Il Paese era guidato dal Primo Ministro Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Europa unita. Lo sport nazionale non era ancora il calcio – o almeno non nel modo assoluto che conosciamo oggi – ma il ciclismo, con la leggendaria rivalità tra Gino Bartali e Fausto Coppi che appassionava milioni di italiani. Il Totocalcio, la schedina che avrebbe accompagnato generazioni di scommettitori calcistici, era appena nato e stava muovendo i primi passi.
In questo contesto storico e sociale si inserì il Festival di Sanremo, inizialmente come un esperimento quasi improvvisato, una scommessa su una serata di intrattenimento che nessuno immaginava potesse diventare un pilastro della cultura popolare italiana. Eppure, proprio in quella semplicità, in quella dimensione quasi casalinga dell’evento, c’era già il germe di qualcosa di speciale: la capacità della musica di unire le persone, di creare memorie condivise, di raccontare l’Italia che cambia attraverso le sue canzoni.
Settantacinque anni dopo, mentre ci prepariamo a celebrare questa straordinaria longevità, il Festival di Sanremo continua a essere quel palcoscenico dove la tradizione incontra l’innovazione, dove artisti affermati e nuovi talenti si confrontano, dove ogni anno l’Italia si ritrova per cantare insieme le canzoni che diventeranno la colonna sonora delle nostre vite.



